Una Nuova Era per i Diritti delle Persone con Disabilità: Un Passo Avanti o Solo una Promessa?

Il 26 febbraio 2025 si è aperto un nuovo capitolo nella lotta per i diritti delle persone con disabilità. La pubblicazione di questo atto sulla Gazzetta Ufficiale rappresenta, almeno sulla carta, un importante passo avanti, ma solleva altrettante domande sulla sua effettiva attuazione e sui benefici concreti per la comunità. Da anni, la nostra associazione si batte per un’Italia in cui ogni individuo possa godere di piena inclusione e dignità, e oggi, con questo provvedimento, ci troviamo a riflettere su quali strade seguire per trasformare le intenzioni in realtà quotidiana.

In un primo momento, l’atto ci sorprende per la sua ambizione: non si limita a introdurre misure simboliche, ma si propone di colmare lacune storiche, ponendo al centro della riflessione il diritto all’accessibilità in tutte le sue forme, che si tratti di spazi fisici, ambienti digitali o percorsi formativi. È evidente l’impegno a eliminare barriere architettoniche e a promuovere l’uso di tecnologie assistive, un segnale forte di una società che vuole essere al passo con i tempi e con le esigenze di una parte della popolazione che troppo spesso viene dimenticata. Tuttavia, dietro questa facciata di rinnovamento si nasconde la necessità di un coordinamento impeccabile tra istituzioni, enti e operatori sociali, un punto critico che potrebbe compromettere l’efficacia delle misure proposte.

L’inclusione nel mondo del lavoro rappresenta un ulteriore pilastro su cui poggia il provvedimento. Incentivi economici e agevolazioni fiscali sono messi a disposizione delle imprese che decidono di investire nella diversità, aprendo nuove prospettive per chi, per troppo tempo, ha vissuto ai margini del mercato occupazionale. Eppure, la sfida non è soltanto quella di creare opportunità, ma anche di garantire che le stesse imprese siano supportate da programmi di formazione e riqualificazione adeguati, capaci di superare il gap di competenze esistente. In questo contesto, l’atto si presenta come una promessa di futuro migliore, a condizione che gli incentivi non si limitino a formule teoriche, ma siano accompagnati da azioni concrete e monitorate con rigore.

Il rafforzamento dei servizi socio-sanitari, infine, è il tassello finale di un mosaico che, se completato con successo, potrebbe davvero fare la differenza. L’investimento in formazione specifica per operatori e caregiver, insieme a un’integrazione più stretta tra servizi sanitari e sociali, mira a creare un sistema di supporto capace di rispondere in modo personalizzato alle esigenze di ciascun individuo. Tuttavia, la complessità organizzativa e la necessità di una sinergia tra molteplici attori rappresentano una sfida non da poco, e il rischio che la burocrazia ostacoli l’efficacia delle risorse stanziate è un timore che non va sottovalutato.

Guardando al futuro, è evidente che questo provvedimento non potrà essere considerato un punto di arrivo, ma piuttosto l’inizio di un percorso lungo e articolato. La nostra associazione si impegna a vigilare costantemente sull’implementazione delle misure, promuovendo un dialogo aperto con le istituzioni e coinvolgendo attivamente la comunità. Solo attraverso un impegno condiviso, in cui ogni singola voce venga ascoltata, potremo trasformare le buone intenzioni in risultati tangibili, in un’Italia dove l’inclusione non sia solo un ideale, ma una realtà quotidiana.

In conclusione, questo atto legislativo ci offre uno spunto di riflessione profondo: il cammino verso una società realmente inclusiva è irto di ostacoli e richiede non solo impegno politico, ma anche la collaborazione di ogni cittadino. È una sfida che va affrontata con determinazione, creatività e, soprattutto, la consapevolezza che ogni piccolo progresso è un tassello fondamentale per costruire il futuro che tutti meritiamo.

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2025-02-26&atto.codiceRedazionale=25G00025&elenco30giorni=false

SDS il bello di avere un budget di progetto

Immaginate di trovarvi di fronte a un potente strumento visivo che riesce a trasformare dati e statistiche in un linguaggio immediato e coinvolgente. Questa infografica, creata in italiano, è molto più che una semplice raccolta di numeri: è un invito a riflettere sulla realtà quotidiana delle persone con disabilità, mettendo in luce le barriere – non solo fisiche, ma anche culturali e istituzionali – che ancora oggi limitano l’inclusione e la partecipazione nella nostra società.

Dal primo sguardo, l’infografica ci presenta una panoramica dello scenario attuale. Vengono evidenziati alcuni aspetti critici: la percezione errata della disabilità come un problema esclusivamente individuale, l’insufficiente attenzione delle istituzioni e, soprattutto, le barriere architettoniche e comunicative che impediscono a molti di godere dei diritti fondamentali. Per chi lavora quotidianamente in un’associazione di tutela dei diritti, come noi, questi dati sono un monito a non abbassare la guardia. Essi ricordano quanto sia indispensabile un approccio che vada oltre la mera assistenza, promuovendo invece una trasformazione strutturale dell’ambiente sociale.

Partiamo osservando che l’infografica si articola in più grafici, ognuno dei quali racconta un aspetto specifico della realtà che affronta le barriere per le persone con disabilità. Ecco una spiegazione più dettagliata di ciascun tipo di grafico:

1. Grafico a barre sulle barriere architettoniche

Questo grafico mette a confronto, per esempio, la percentuale di edifici pubblici e privati che rispettano o meno le normative di accessibilità. Le barre evidenziano in modo immediato il divario tra ciò che viene realizzato e le esigenze effettive delle persone con disabilità. È un modo efficace per far vedere, a colpo d’occhio, quanto le strutture esistenti necessitino di interventi e ristrutturazioni.

2. Diagramma a torta sulla distribuzione delle tipologie di disabilità

Qui vengono rappresentate le diverse categorie (come disabilità motorie, sensoriali, cognitive, ecc.) in modo da mettere in luce le percentuali relative di ciascuna. La visualizzazione in forma di torta permette di comprendere quali siano le categorie maggiormente presenti nella popolazione e, conseguentemente, di orientare le politiche e le risorse verso i bisogni più diffusi e specifici.

3. Grafico a linee sull’evoluzione degli investimenti o delle iniziative

Questo grafico evidenzia il trend nel tempo degli investimenti pubblici e privati destinati a migliorare l’accessibilità degli spazi e l’adozione di tecnologie assistive. Grazie alla rappresentazione a linee, è possibile osservare se e in che misura le misure adottate abbiano avuto un impatto positivo, mostrando eventuali progressi o, al contrario, il persistente gap tra impegni e risultati.

4. Grafici comparativi e incrociati

In alcuni casi, l’infografica propone grafici che confrontano dati storici con quelli attuali, o che incrociano variabili diverse – per esempio, la correlazione tra l’uso di tecnologie assistive e il miglioramento della qualità della vita. Questi grafici sono particolarmente utili per capire l’efficacia delle politiche messe in atto e per individuare le aree in cui l’intervento deve essere ulteriormente potenziato.

Ogni grafico, con il suo design e la scelta dei colori e delle forme, non è solo un modo per presentare dati, ma un vero e proprio strumento di comunicazione. Essi rendono visibile la complessità di una realtà fatta di numeri e statistiche, trasformandola in un linguaggio immediato e comprensibile anche per chi non ha una formazione tecnica. Per noi che operiamo in associazioni di tutela dei diritti, questi strumenti sono preziosi: ci permettono di sensibilizzare istituzioni e cittadini, facendo comprendere che dietro ogni dato c’è una persona e una storia di esclusione, ma anche di potenziale cambiamento se si investe in soluzioni concrete.

In sintesi, l’insieme dei grafici non solo delinea il problema, ma suggerisce anche le possibili soluzioni, evidenziando come l’intervento mirato – in termini di infrastrutture, politiche e tecnologie – possa portare a un miglioramento reale e tangibile nella vita quotidiana delle persone con disabilità.

In veste di rappresentante di un’associazione, mi sento chiamato a trasformare queste informazioni in azioni concrete: dialogo con le istituzioni, campagne di sensibilizzazione e una costante attività di advocacy per garantire che ogni barriera, visibile o meno, venga affrontata e superata. L’infografica, con la sua chiarezza e capacità di sintesi, diventa così un alleato fondamentale nel nostro percorso di lotta per i diritti e la dignità di tutte le persone con disabilità.

In definitiva, questo strumento grafico ci ricorda che la strada verso l’inclusione non è mai breve, ma è possibile progredire se ogni attore – dal singolo cittadino all’intera struttura politica – si impegna a vedere oltre le apparenze e a lavorare per una società veramente accessibile e rispettosa della diversità.

https://citizen-network.org/library/sds-graphics-in-italian.html

Deducibilità delle Spese di Assistenza per le Persone con Disabilità: Un Diritto da Conoscere

La tutela dei diritti delle persone con disabilità passa anche attraverso una corretta informazione fiscale. Molte famiglie e individui con disabilità non sono a conoscenza delle agevolazioni previste dalla legge per la deducibilità delle spese di assistenza. Conoscere queste opportunità è fondamentale per alleggerire il carico economico che spesso grava su chi necessita di cure e supporto continuo.

Cosa dice la normativa?

La normativa fiscale italiana prevede la possibilità di dedurre dal reddito complessivo le spese sostenute per l’assistenza specifica a favore di persone con disabilità. Questo significa che tali spese possono ridurre l’imponibile fiscale, abbassando così le tasse da pagare.

Le spese deducibili comprendono:

  • Assistenza sanitaria fornita da personale specializzato, come infermieri professionali, fisioterapisti e operatori socio-sanitari;
  • Servizi di assistenza specifica per persone non autosufficienti, come l’assistenza domiciliare;
  • Prestazioni mediche e riabilitative necessarie per la gestione della disabilità.

Chi può beneficiare della deduzione?

La deduzione è riconosciuta sia alla persona con disabilità che ai familiari che la mantengono fiscalmente. Per usufruirne, è necessario conservare tutta la documentazione delle spese sostenute, incluse fatture e ricevute.

Come richiedere la deduzione?

Per ottenere la deducibilità, le spese devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF). In caso di dubbi, è consigliabile rivolgersi a un CAF o a un commercialista per ricevere assistenza nella compilazione della documentazione.

Perché è importante diffondere questa informazione?

Troppe persone non sfruttano questa opportunità a causa della scarsa informazione. Come associazione, il nostro obiettivo è sensibilizzare e supportare le famiglie e gli individui con disabilità nella conoscenza e nell’accesso ai loro diritti.

Per maggiori informazioni e per leggere il testo completo della normativa, visita il sito HandyLex al seguente link: Deducibilità spese di assistenza.

Diritti #Disabilità #Assistenza #Fisco #Agevolazioni #Inclusione

Il prossimo bilancio dell’UE deve continuare a sostenere i gruppi emarginati tipo la disabilità

Il bilancio dell’Unione europea (UE) è un importante strumento per affrontare le sfide sociali ed economiche dell’Europa. Per le persone con disabilità, il bilancio dell’UE può essere un mezzo vitale per migliorare la loro qualità di vita e promuovere l’inclusione sociale.

Il prossimo bilancio dell’UE, che sarà in vigore dal 2028 al 2034, sarà un’opportunità importante per garantire che le persone con disabilità siano pienamente incluse e che i loro bisogni siano soddisfatti.

Priorità per il movimento per la disabilità

Il movimento per la disabilità ha identificato due priorità chiave per il prossimo bilancio dell’UE:

  • Inclusione sociale: Il bilancio dell’UE dovrebbe essere utilizzato per promuovere l’inclusione sociale delle persone con disabilità, ad esempio attraverso l’istruzione, la formazione, l’occupazione e l’accessibilità.
  • Autonomia: Il bilancio dell’UE dovrebbe aiutare le persone con disabilità a vivere in modo indipendente, ad esempio attraverso l’assistenza domiciliare, i servizi di assistenza e l’accessibilità agli edifici e ai trasporti.

Richieste dell’EDF

L’European Disability Forum (EDF) ha formulato una serie di richieste specifiche per il prossimo bilancio dell’UE, tra cui:

  • Aumentare il finanziamento per le politiche e i programmi che riguardano le persone con disabilità.
  • Garantire che il bilancio dell’UE sia accessibile e inclusivo per le persone con disabilità.
  • Coinvolgere le persone con disabilità nella progettazione e nell’attuazione del bilancio dell’UE.

Conclusioni

Il prossimo bilancio dell’UE rappresenta un’opportunità importante per garantire che le persone con disabilità siano pienamente incluse e che i loro bisogni siano soddisfatti. Il movimento per la disabilità deve continuare a lavorare con i responsabili politici e gli altri attori interessati per garantire che il bilancio dell’UE sia uno strumento efficace per promuovere l’uguaglianza e l’inclusione sociale per tutti.

Riferimenti:

In Europa chIesto alla Commissione da varie associazioni portatori di interesse delle persone con disabilità il registro delle persone sotto tutela legale per lo spostamento neello spazio europeo

L’articolo di ENIL (European Network on Independent Living) intitolato “For the right to legal capacity!” affronta il tema del diritto alla piena capacità giuridica per tutte le persone con disabilità, indipendentemente dal tipo di disabilità. Secondo l’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (UN CRPD), ogni individuo ha il diritto di prendere decisioni riguardanti la propria vita, proprietà e contratti, senza l’intervento di tutori o curatori.

Tradizionalmente, si è ritenuto che persone con disabilità intellettive, neurodivergenti o psichiatriche non fossero in grado di prendere decisioni autonome, delegando tali responsabilità a terzi. Tuttavia, l’UN CRPD e il Commento Generale n. 1 affermano che queste idee sono superate e che ogni persona è capace di autodeterminarsi. Di conseguenza, alcuni paesi hanno introdotto il modello del “supporto decisionale”, in cui individui di fiducia assistono la persona nelle decisioni, senza privarla della responsabilità legale.

Nel 2023, la Commissione Europea ha proposto una regolamentazione basata sulla Convenzione dell’Aia del 2000 sulla protezione internazionale degli adulti, che potrebbe rappresentare un passo indietro rispetto ai progressi ottenuti. Questa proposta prevede il riconoscimento automatico dei regimi di tutela tra i paesi membri dell’UE e l’istituzione di registri centrali contenenti informazioni sulle persone private della loro capacità giuridica. Tali misure sono in contrasto con i principi dell’UN CRPD e potrebbero minare i diritti delle persone con disabilità.

ENIL ha avviato una campagna di advocacy per contrastare questa proposta, distribuendo documenti di posizione e emendamenti ai membri del Parlamento Europeo e ai governi nazionali, al fine di proteggere il diritto alla capacità giuridica delle persone con disabilità.

Come gli inabili al lavoro devono essere trattati sul lavoro?

La Sentenza C‑631/22, emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 18 gennaio 2024, rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti dei lavoratori con disabilità, riaffermando il principio della non discriminazione in ambito occupazionale. La decisione, pronunciata in conformità con le disposizioni della Direttiva 2000/78/CE – che vieta ogni forma di discriminazione sul lavoro basata, tra l’altro, sulla disabilità – evidenzia l’obbligo per i datori di lavoro di adottare “soluzioni ragionevoli” per garantire l’inclusione e la parità di trattamento dei dipendenti.

Il caso esaminato riguardava un lavoratore che, a seguito di una condizione di inidoneità permanente, non era più in grado di svolgere le funzioni essenziali del proprio ruolo. La Corte ha ritenuto che, in tali circostanze, il datore di lavoro debba valutare attentamente ogni possibile misura di adattamento – come la riassegnazione a mansioni alternative o la modifica dell’ambiente di lavoro – al fine di consentire al dipendente di continuare a lavorare in condizioni che rispettino la sua dignità e garantiscano il diritto all’inclusione. Tale obbligo sussiste, salvo che l’adozione della misura imponga un onere finanziario sproporzionato rispetto alle risorse dell’azienda.

Un aspetto fondamentale della sentenza è l’enfasi posta sull’approccio individualizzato. La Corte ha precisato che ogni situazione deve essere valutata tenendo conto delle specifiche esigenze del lavoratore e delle condizioni economiche e organizzative del datore di lavoro. In altre parole, la ricerca della soluzione ragionevole non può essere standardizzata, ma deve essere concepita come un processo flessibile che miri a trovare un equilibrio tra la tutela dei diritti del lavoratore e le reali possibilità economiche dell’impresa.

Questa decisione ha rilevanza particolare per il mondo dei diritti delle persone con disabilità, poiché ribadisce che nessuno deve essere escluso o penalizzato a causa delle proprie limitazioni funzionali. La sentenza sottolinea l’importanza di creare ambienti di lavoro inclusivi, in cui le barriere siano rimosse attraverso interventi mirati e proporzionati, garantendo così la piena partecipazione dei lavoratori con disabilità. Tale approccio non solo tutela il singolo individuo, ma contribuisce a una cultura aziendale orientata al rispetto della diversità e alla valorizzazione delle competenze di ogni persona.

Dal punto di vista normativo, il pronunciamento della Corte si inserisce in un quadro giurisprudenziale che rafforza l’obbligo degli Stati membri e delle imprese di adeguarsi ai principi stabiliti dalla legislazione europea in materia di non discriminazione. La sentenza evidenzia come il mancato adempimento di tali obblighi possa configurare una violazione dei diritti fondamentali e, di conseguenza, esporre il datore di lavoro a responsabilità giuridiche.

Per i sostenitori dei diritti delle persone con disabilità, la decisione C‑631/22 rappresenta un importante strumento di tutela, in quanto ribadisce che il diritto all’inclusione non è un optional, ma un requisito imprescindibile per le aziende che intendono operare in conformità con gli standard europei. Essa costituisce un monito per i datori di lavoro affinché rivedano e, se necessario, aggiornino le proprie politiche interne, investendo in misure di adattamento e formazione del personale, per creare un ambiente di lavoro realmente accessibile.

In sintesi, la Sentenza C‑631/22 della CGUE si configura come un punto di riferimento fondamentale per la promozione dei diritti delle persone con disabilità. Essa impone ai datori di lavoro l’obbligo di adottare misure ragionevoli per consentire a chi è affetto da disabilità di continuare a lavorare in condizioni eque, garantendo così il rispetto della dignità, dell’autonomia e del diritto alla piena partecipazione nella vita lavorativa e sociale. Questa decisione, rafforzando il principio della non discriminazione, rappresenta un tassello essenziale nel percorso verso un mercato del lavoro più inclusivo e giusto per tutti.

Legge 14/2015 er

Cari amici e sostenitori,

Oggi vogliamo parlarvi di una vittoria importante per tutti noi. La Legge Regionale 14/2015 dell’Emilia-Romagna non è solo un testo di legge: è il risultato di anni di battaglie per i diritti, di storie personali, di sogni di autonomia e dignità attraverso il lavoro.

Finalmente abbiamo uno strumento che mette davvero al centro la persona. Non più percorsi standardizzati e freddi, ma progetti personalizzati che tengono conto delle tue esigenze, delle tue capacità, dei tuoi sogni. Un’équipe di professionisti dedicata che ti accompagna passo dopo passo, che ascolta la tua voce, che lavora con te e per te.

Questa legge parla di diritti concreti: il diritto a un lavoro dignitoso, il diritto a essere supportati nel tuo percorso, il diritto a sviluppare la tua autonomia. Parla di tirocini tutelati, di sostegno all’autoimprenditorialità, di servizi che finalmente si parlano tra loro invece di rimbalzarti da un ufficio all’altro.

Ma ricordate: i diritti vanno difesi ogni giorno. Per questo siamo qui, al vostro fianco. Il nostro sportello è aperto per ascoltarvi, per supportarvi, per raccogliere le vostre segnalazioni. Ogni storia conta, ogni esperienza è importante per garantire che questa legge non rimanga sulla carta ma diventi realtà quotidiana.

Unitevi a noi. Condividete le vostre esperienze. Fate sentire la vostra voce. Insieme possiamo fare la differenza, insieme possiamo garantire che il diritto al lavoro sia davvero un diritto per tutti.

Titolo: “Scuole Paritarie: Insegnante di Sostegno a Carico della Scuola

Il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA ribadisce che le scuole paritarie devono garantire il diritto all’istruzione e all’inclusione per bambini e ragazzi con disabilità, senza imporre alle famiglie il costo dell’insegnante di sostegno.

1. Diritti Fondamentali:

In base all’articolo 34 della Costituzione italiana e all’articolo 24 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata con la Legge n° 18/2009), ogni alunno ha diritto a un’istruzione inclusiva e a un supporto adeguato.

2. Obblighi delle Scuole Paritarie:

Le scuole paritarie, come gli istituti statali, svolgono un servizio pubblico e sono obbligate ad accogliere gli alunni con disabilità, garantendo tutte le misure di sostegno previste dalla legge. Richiedere alle famiglie di sostenere il costo dell’insegnante di sostegno è considerato illegittimo e discriminatorio.

3. Divieto di Discriminazione:

Secondo la legge 67/2006, si configura discriminazione diretta se una persona con disabilità viene trattata meno favorevolmente rispetto a una persona non disabile in una situazione analoga. Pertanto, imporre un onere economico alle famiglie per il sostegno educativo viola il principio di non discriminazione.

4. Passaggio Scolastico:

In vista della scelta per il nuovo ciclo scolastico, le famiglie di studenti con disabilità devono essere consapevoli dei loro diritti e non accettare richieste economiche aggiuntive che possano ostacolare l’accesso a un’educazione di qualità.

In sintesi, le scuole paritarie devono assicurare l’inclusione degli studenti con disabilità adottando tutte le misure previste dalla normativa, senza costringere le famiglie a coprire spese extra per l’insegnante di sostegno. Questa prassi è fondamentale per garantire il pieno esercizio del diritto all’istruzione e per promuovere una scuola inclusiva che rispetti la dignità e l’autonomia di ogni alunno.

L’assitente personale puo essere assunto discriminandolo in base all eta? Cosda dice la sentenza della cjeu in merito

La Sentenza C‑518/22, emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 7 dicembre 2023, rappresenta un importante passo avanti per i diritti delle persone con disabilità nell’ambito dei servizi di assistenza personale. Questa decisione chiarisce che, quando una persona con disabilità esprime la preferenza per un assistente appartenente a una specifica fascia d’età – ad esempio, tra i 18 e i 30 anni – tale scelta può essere considerata legittima e compatibile con il divieto di discriminazione previsto dalla normativa europea.

In sostanza, il caso nasce da una procedura di assunzione nel settore dell’assistenza personale, in cui il beneficiario del servizio ha manifestato, in maniera chiara e ragionevole, il desiderio di avere un assistente che condividesse una fascia d’età simile alla sua. La Corte ha stabilito che questo criterio d’età, che a prima vista potrebbe sembrare discriminatorio, è invece giustificabile se risponde a una finalità legittima: garantire che il servizio di assistenza risponda in maniera ottimale alle esigenze individuali della persona disabile. In altre parole, se il beneficiario ritiene che un assistente più giovane possa integrarsi meglio nella sua vita quotidiana, sociale e persino universitaria, questa preferenza va presa in considerazione.

Il messaggio della sentenza è particolarmente importante per la comunità delle persone con disabilità. Essa ribadisce il principio fondamentale del diritto all’autodeterminazione, ossia il diritto di ogni persona a decidere liberamente come e con chi vivere, e come essere assistita. In questo contesto, la decisione della Corte rafforza il concetto che le scelte individuali non devono essere viste come forme di discriminazione, ma come strumenti per migliorare la qualità dell’assistenza ricevuta. Ciò significa che i beneficiari dei servizi di assistenza personale hanno il diritto di esprimere le loro preferenze, anche se queste includono criteri come l’età, purché siano supportate da motivazioni oggettive e mirate a garantire un servizio migliore.

Per le organizzazioni e le aziende che operano nel settore dell’assistenza personale, la sentenza offre una guida preziosa: è fondamentale che i processi di selezione del personale siano trasparenti e che tengano conto delle esigenze espresse dai beneficiari. Adottare un criterio d’età non deve essere applicato in maniera arbitraria, ma deve essere sempre valutato alla luce delle necessità specifiche della persona assistita. Le imprese dovrebbero, quindi, documentare in modo chiaro le ragioni alla base di tali criteri, dimostrando che la scelta è funzionale a garantire un’assistenza personalizzata ed efficace.

Questa decisione rafforza la tutela dei diritti delle persone con disabilità, riconoscendo la loro capacità di esprimere preferenze che influenzano direttamente la qualità dei servizi di assistenza che ricevono. Inoltre, contribuisce a promuovere un ambiente in cui il rispetto della dignità, dell’autonomia e del diritto alla partecipazione attiva nella vita quotidiana siano al centro delle politiche e delle pratiche aziendali.

In conclusione, la Sentenza C‑518/22 stabilisce che il criterio d’età, quando utilizzato per garantire il miglior allineamento possibile tra le esigenze della persona disabile e le competenze dell’assistente personale, non viola il divieto di discriminazione. Questo orientamento giurisprudenziale è un chiaro segnale per le istituzioni e per le aziende: le scelte personali dei beneficiari dei servizi di assistenza devono essere rispettate e tutelate, in modo da favorire l’autonomia e l’inclusione, elementi fondamentali per il miglioramento della qualità della vita di ogni persona con disabilità.

Congresso sulla disabilità

Organizzato dall’associazione Primagliultimi un congresso sulla disabilità in particolare sui vari problemi dell’autismo

https://www.facebook.com/events/832073678597810/